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Intervista
a Tito Bonato, artista del cuoio
Tito Bonato residente a Santa Margherita Ligure all’età di 82 anni ama ancora il suo lavoro: trasforma scampoli di cuoio in maschere, creando volti dall’espressione attraente e curiosa.
“Ho sempre fatto il calzolaio, ma l’arte figurativa mi è sempre piaciuta – ci dice Tito Bonato, facendoci accomodare nel suo laboratorio – da molti anni ho trasformato la mia attività di ciabattino in “artista del cuoio”, costruisco maschere rappresentanti il viso di donne e
uomini".
Come è nata questa idea?
“Molti anni fa, mi trovavo a Ginevra in vacanza, vidi una maschera di donna africana, in legno; era bella, volevo comprarla, ma il prezzo era esorbitante. Cosi, un po’ per parsimonia, un po’ per orgoglio di artigiano ho pensato: la realizzo io, con il cuoio!. Ho incominciato così. Negli anni ho realizzato tante maschere, dai visi Aztechi alle maschere giapponesi, visi di donne e di uomini gioiosi e tristi. Seguo gli avvenimenti della vita quotidiana – prosegue Bonato, con fare birichino – e ci mostra una maschera di guerrigliero
arabo."
L’ espressività degli occhi rende la maschera inquietante e, nello stesso tempo, provocante per chi la guarda.
Come si realizza una maschera di cuoio?
“Se il personaggio mi attrae artisticamente, nasce in me la voglia di realizzare la maschera. Osservo ogni particolare, per fissarlo nella mente. Riproduco la forma del volto con la plastilina, riportando tutti i segni personali, rughe comprese. Affogo nel gesso la mascherina e ne traggo il negativo. Preparo un impasto composto da sabbia finissima, polvere di marmo, vetroresina e talco, la colo nel calco di gesso asciutto. Quando l’impasto
è rassodato spacco il gesso e ho la riproduzione del viso. Avvolgo il calco, diventato solido, con un foglio di cuoio e poi, con gli utensili e l’abilità manuale del ciabattino, cerco di incastrare la pelle nelle pieghe del calco.
E' un lavoro difficile e delicato – incalza Bonato con fare competente, ma divertito – tre colpi sono troppi e due sono pochi, e non si può dare un “colpo fuori posto”. Quando tutte le pieghe e i lineamenti del viso sono definiti, rifilo i bordi della figura e tutto
è finito." Con un sorriso soddisfatto Bonato, ci mostra una rastrelliera, che copre la parete del laboratorio, piena di maschere fatte negli anni scorsi. Ci sono anche interi cataloghi di foto.
Quanti VIP ha immortalato con una sua maschera?
“Molti, ho riprodotto il viso di Neil Amstromg, il primo astronauta che mise piede sulla luna. Un amico che lavorava all’ Ambasciata Americana, mi ha convinto a spedire l’ opera al Pentagono. Dopo quattro mesi, a dire il vero – ribadisce Bonato – non ci speravo più, mi
è arrivato una lettera di ringraziamenti e un attestato che elogiava le mie qualità, firmato Amstromg. Ho anche riprodotto Grace Kelly moglie del principe di Monaco e tante altre
maschere."
Personaggi del nostro Levante Ligure?
“Una persona conosciuta in tutta Santa Margherita: Vittorio Gianni. Rossi poeta e scrittore, la sua maschera
è appesa in una sala di Villa Durazzo. In molte case di Santa Margherita, c’è una mia maschera rappresentante Gesù Cristo. Io le regalo
volentieri".
Quali evoluzioni future nelle sue maschere ?
“Questo passatempo, che io definisco “ dai piedi al viso” è la mia vita, ho voglia di creare visi nuovi; questo impegno mi tiene attento e vivo. Vi confesso che ho intenzione di sviluppare ritratti con un impasto molto solido ma di facile lavorazione. Vedremo, ho molte idee da realizzare. Con quel sorriso dolce e malizioso Bonato ci saluta e ci dà appuntamento per parlare di altre sculture e di nuovi ritratti.
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