colombia_monica

Racconti di Viaggio Colombia – Cartagena

Blog Genovagando by Monica

La Colombia: “Il realismo magico” Cartagena.

Non ho mai capito fino in fondo il senso di questa asserzione, fino a quando non sono atterrata in Colombia e precisamente a Cartagena.

cartagena_colombia_blog_Monica_genovagando

Non vi racconterò una guida di viaggio in questo blog ma vi porterò per mano nell’esperienza “empatica” che questo paese e la sua gente mi ha trasmesso e che ha fatto sì che io me ne innamorassi perdutamente.

Sicuramente Gabriel Garcia Marquez o come lo chiamano qui “Gabo” mi aveva dato un imprinting che ho ritrovato ad ogni passo su questa meravigliosa terra, tramutando in reale quello che fino a poco tempo prima avevo solo immaginato.

Come sempre, un viaggio è fatto di esperienze, di gente, profumi, sapori, musiche, paesaggi e quell’attimo sospeso che mischia la magia dell’incontro con la conoscenza di un mondo diverso.

Questa è stata la mia prima esperienza in solitaria, prendere un volo atterrare in un Paese straniero, sola, dove non conoscevo nessuno, senza la minima idea di cosa avrei fatto o visto.

Senza pianificare nulla.

(pur essendo un agente di viaggio e quindi per deformazione abituata ad organizzare tutto)

colombia_cartagena_blog_genovagnado_monica

Ho volutamente lasciato  tutto al caso, all’istinto, alla curiosità ;  decisa a perdermi in quel luogo tanto sognato, senza meta,  perché il  vero viaggio è il percorso non la destinazione finale , il vero senso è andare alla scoperta con occhi e mente aperte , cercando di cogliere appieno tutti quei minimi particolari,  che mi rimarranno impressi nella mente e nello spirito, facendo si che il tempo venga dettato dal momento, da quello che gli occhi mi portano a vedere e dai profumi che mi circondano; insomma lasciando che Cartagena mi guidi alla sua scoperta.

La prima cosa che mi ha rapito di queto paese è il suo popolo, le persone che ho incontrato, conosciuto, con le quali ho passato momenti a volte brevi a volte lunghi ma sempre rari e incancellabili, questo ha reso Cartagena ancora più indimenticabile, rendendo un luogo già di per sé unico, magico.

Provo ad andare per ordine, anche se non è facile perché mentre sto scrivendo rivivo e ripenso ad ogni singolo dettaglio e mettere su un foglio di carta tutte queste emozioni non mi è facilissimo, anche perché rischio di scrivere una “Treccani” invece di un Blog. (portate pazienza -;)

Il primo impatto è stato il mio hotel, un’incantevole Casa Coloniale nel cuore della Città Amurallada, con vista sulla Cattedrale di Santa Maria.

Come ho varcato la soglia dell’LM Boutique Hotel, mi sono ritrovato catapultata in un’altra era, mobili e porte antiche, l’architettura settecentesca delle vecchie case padronali, un giardino racchiuso al suo interno, con cascate d’acqua e la luce del sole che illumina ogni angolo, un profumo di gelsomino e arancio che mi ha pervaso, il mio sguardo vagava in ogni angolo, libri antichi, marmo, legno….

Tutto in questa “casa” trasuda storia, vite, racconti che vengono tramandati di anno in anno, persino la Strada Calle de la Mantilla, ha la sua leggenda di amori e dolori.

cartagena_colombia_Genovagando_monica

Cartagena va vissuta in una dimora storica, non in un hotel senz’ anima, perché qui, soprattutto qui, si vive di questo, profumi, immagini, gusti e il miglior modo per farlo è cominciando da dove si decide di alloggiare.

La terrazza, meravigliosa di giorno con la sua deliziosa piscina e letteralmente affascinante di notte con tutte le luci dei lampioni art decò che illuminano i palazzi color pastello e stradine di ciottoli dove il suono dei Cavalli guidati dai “Cocheros” e la musica che arriva dalle case, inondano il cuore della città, dal tramonto alla notte.

Milena e Javier, i due direttori, di questo luogo ammaliante, mi hanno accolto con calore e simpatia come se ci conoscessimo da anni, come se fossi tornata, come fossi un ‘amica.

Mi rimane impresso tutt’oggi il loro abbraccio e i loro sorrisi, quando mi hanno accompagnato nella mia incredibile camera con un bagno enorme, tutto in marmo, con vasca e doccia separate, da dove, mentre fai il bagno puoi guardare le stelle, sì le stelle, il bagno ha una parte senza il tetto o meglio il tetto è il cielo e al suo interno c’è persino una cascata!

Ecco questo hotel è già Cartagena, in ogni suo dettaglio, da qui parte il mio viaggio sensoriale.

Abbandonate le Valigie, mi preparo armata di scarpe da ginnastica e zainetto alla scoperta della Cartagena di Gabo e alla ricerca della “ Gorda Gertrudis” di Botero.

Con un po’ di inquietudine dovuta all’eccitazione e un po’ in balia del nuovo, guardo Milena e lei che sembra leggermi nella mente mi dice: “Perditi nella magia, lasciati trasportare, va dove ti porta lo sguardo, fermati dove gli occhi si posano e vedrai che ne rimarrai ammaliata”

E così è stato…

Viaggiare da soli ha tanti vantaggi uno su tutti è che l’unica persona che devi accontentare sei tu, quindi scarpe allacciate, sono partita senza cartina né idee, l’unica cosa che ho memorizzato era la Calle dove sarei dovuta tornare alla sera.

Credo di aver percorso almeno 15 km in un giorno, girando e rigirando ogni vicoletto, fermandomi a fotografare tutte le case color pastello e i terrazzi inondati di fiori colorati, ho bevuto spremute di frutta fresca dai venditori ambulanti con i loro carretti color arcobaleno , mi sono fermata a guardare i ballerini che all’ombra della Torre del Reloj ballavano musiche tribali, mi sonno infilata in ogni angolo e ad ogni passo ne rimanevo sempre più stregata.

La prima parte della giornata è terminata con una birra “Aguila”  al tramonto seduta al  Cafè del Mar, una tappa fissa per i colombiani  e per chiunque di  Cartagena ne conosca gli usi.

Questo non è solo un locale all’aperto sopra le mura del Baluarte de Santo Domingo che domina il mare, è un perfetto connubio di profumi, suoni e panorami è il modo ideale per salutare il giorno che finisce e scandisce l’inizio delle notti di rumba colombiana, con lo sfondo della Bandiera nazionale che sventola orgogliosa nel “atardecer”.

E’ un esperienza, da vivere appieno, non si può venire a Cartagena senza gustare il tramonto su queste mura.

Quanta magia in pochi chilometri quadrati.

Ho impressa ancora oggi una simpatica vecchietta che vive da sempre a Cartagena in una casetta nascosta nella Ciudad Amurallada che gira per le strade colorate a vendere frutta, avrà occhio e croce circa 80 anni, sorridente e piena di aneddoti, storie e racconti di vita, vissuta intensamente.

Beh ricordo di aver passato un pomeriggio all’ombra di un albero in Plaza Fernandez de Madrid, con un succo di arancia appena spremuto dai tanti venditori di frutta che animano le stradine medioevali di questa magica città che sembra sospesa nel tempo, con questa simpatica nonnina che mi ha raccontato la sua vita ricordo ancora come era vestita e il suo modo di parlare, in questo spagnolo quasi nobile.

L’ho incontrata ancora parecchie volte girovagando per la città e successivamente quando sono tornata settimane dopo e tutte le volte che mi vedeva, mi abbracciava e sorridendo mi diceva “Mi italiana que siempre sonrie, te deseo lo mejor “

Ecco questa sembrerà una cosa futile per tanti ma vi garantisco che per me è stato un po’ come tornare a casa, inutile dirvi che ho parlato con tutti, e ad ogni angolo c’era un venditore un negoziante, una persona che mi salutava e si fermava, perché la cosa più bella che mi sono portata a casa sono stati proprio gli incontri, le persone.

Io sorrido e saluto, sempre, ovunque, chiunque, Quindi dopo 2 giorni conoscevo e salutavo tutti anche i passanti!

Alla fine un viaggio è questo, è perdersi a piedi in ogni vicoletto, in ogni strada, in ogni storia.

colombia_cartagena_genovagando_blog_monica

Ma Cartagena non è solo la città vecchia, appena fuori dalle mura che racchiudono come uno scrigno i suoi palazzi settecenteschi, le sue piazze e le statue di Botero, simbolo insieme a Gabo di questa Colombia ricca di Storia e di leggende, c’è un quartiere che sembra tanto Montmartre a Parigi, il Barrio Getsemani

Getsemani, quartiere di artisti, colorato con Murales variopinti che ritraggono la storia, le passioni e anche i momenti bui di questa terra, ti accoglie e ti trasposta in stradine piene di locali, piccoli colorati bistot, piazze e piccolissimi hotel che ne caratterizzano l’anima.

Plaza trinidad è il fulcro del barrio è il suo cuore pulsante, dove la gente si incontra e suonatori improvvisati allietano le serate di questo animato e colorato quartiere, disseminato di locali all’aperto dove magiare bere o semplicemente fare due chiacchere sui gradini della sua chiesa.  

Venditori di Arepas (focaccine di farina di mais, tipiche del sud America farcite con tutto quello che vi viene in mente) e la birra nazionale sono in ogni angolo, i suoi vecchi caffè dove assaporarne una delle tane varietà, la Colombia è uno dei maggiori esportatori a livello mondiale di questa bevanda.

Un locale che assolutamente non vi potete perdere è il Café del Mural, sempre nel Barrio di Getsemani, che vi accoglierà con tavolini colorati nel il suo giardino fiorito e i suoi meravigliosi murales da cui prende il nome.  

Il profumo del caffè vi avvolgerà, questa piccola bottega oltre che servirlo, lo produce sul momento.

Al suo interno infatti oltre ai tavolini in una parte del locale potrete vedere la produzione del caffè, dal chicco alla tazza.

Inutile dirvi che è un’esperienza sensoriale imperdibile.

E poi nelle notti di Rumba, non si può non passare qualche ora al Cafè Havana storico locale dove la Salsa e il Rum la fanno da padroni, luogo magico e sicuramente caratteristico, dove conoscerete ogni declinazione del mojito, giuro neanche a Cuba ne ho visti così tanti.

Ma prima della Rumba, la Cena, ci sono tantissimi locali sia nella Città vecchia che nel Barrio Getsemani, avrete solo l’imbarazzo della scelta, la cucina colombiana è molto più varia di quello che potete immaginare.

Una cena al “Celele”, sempre nel Barrio Getsemanì, non può mancare nella vostra esperienza gastronomica colombiana.

Il Celele è un ristornate autoctono, famoso in tutto il mondo.

La cucina dei Caraibi colombiani è il prodotto di un incrocio di culture arrivate nei Caraibi centinaia di anni fa: spagnoli ed europei, africani, siriani, libanesi, ma anche indigeni che abitavano il territorio molto tempo prima, sono quelli che hanno dato il loro contributo per quella che oggi è conosciuta come cucina caraibica.

Piatti unici e particolarissimi, da provare assolutamente vi faranno scoprire una cucina che come erroneamente si pensa non è solo riso pollo pesce e fagioli…ma molto molto di più.

Se poi siete amanti del Rum oltre che del Caffè in Colombia avrete solo l’imbarazzo della scelta.

colombia_aguila_monica

Due locali mi hanno affascinato “Alquímico” e “El Arsenal: The Rum Box”

il primo nella Città vecchia e il secondo nel Barrio di Getsemani.

La Colombia produce alcuni dei migliori rum del mondo, El Arsenal: The Rum Box è un bar fantastico in cui conoscere la diversità del rum nel paese.

Il bar, di proprietà dello chef diventato barman Abraham Dau, si concentra sul rum colombiano, che può essere gustato in vari modi. Le varie degustazione ti daranno l’opportunità di conoscere le differenze tra i vari rum, il tutto abbinato a cioccolatini speciali colombiani (perché anche il cioccolato è un prodotto nazionale di enorme importanza) e altri ingredienti, che offrono l’opportunità di esplorare l’interazione tra i sapori di entrambi. Per me i rum dei distillatori Dictator e Parce sono assolutamente da provare.

Alquemico, che dire, solo a guardare il locale dall’esterno rimani incantato.

Perfettamente incastonato nella città amurallada, è un mix tra un bar e una vecchia bottega di alchimisti, infatti il suo Focus è la sperimentazione, utilizzando metodi “empirici” per ottenere la massima esaltazione dei suoi prodotti e raggiungere una perfetta armonia sensoriale.

La sfida è promuovere la cultura locale, integrando vari cocktail basati su infusi distillati direttamente nel locale e sui piatti, ispirati a ricette, ingredienti e tecniche colombiane.

La sua vetrina è un susseguirsi di ampolle con ogni genere di liquore, decantato con erbe, fiori, frutti e molto altro, ed esattamente come un alchimista, i barmar mescolano i vari ingredienti per comporre cocktail unici e inimitabili.

E dopo il Rum …i dolci colombiani

Il Portal de Los Dulces, all’ombra della Torre del Reloj, sotto i portici che lambiscono la piazza delle carrozze, troverete disseminate  decine di bancarelle che producono e vendono ogni sorta di dolce colombiano, qui ogni venditore vi farà assaggiare ogni creazione artigianale  raccontandovi le storie di queste prelibatezze tramandate da generazioni.

Affascinante come il vecchio si mescoli con il moderno, come una città riesca a mantenere un’identità così forte e antica, cercando di racchiudere come una perla in un’ostrica la storia millenaria di questa piccolo lembo di terra, protetto da alte mura che ne proteggono i segreti.

colombia_cartagena_monica

Altra tappa per me indimenticabile, che mi ha fatto toccare con mano i racconti, le persone, la quotidianità di questo paese, è stata la mattinata che ho passato nel Parque del Centenario, appena fuori le Mura della città vecchia.

Qui si trovano tantissime bancarelle di libri usati colombiani, di ogni genere e tipo.

Si va dai romanzi di Gabriel Garcia Marquez, alla storia di Botero, passando per Escobar, anche lui volente o nolente fa parte della storia di questo paese, e altri mille libri, che parlando della Colombia, del suo popolo delle sue usanze e leggende.

Per un amante dei libri come me, questa tappa è imprescindibile, l’idea di comprare e leggere libri, appartenuti a chissà quale persona, passati di mano in mano, poter tornare a casa con “El amor en los tiempos del colera”, consumato da tante volte è stato letto, ha qualcosa di magico e affascinante, che nessuna “Mondadori o Audible” mi potrà mai regalare.

Ma al di là dei libri, da padrone qui  la fanno i venditori anziani, che ti rapiscono con i loro racconti, ho passato 2 ore seduta in una bancarella con un vecchietto che mi ha raccontato la storia del suo paese come fosse stato il “ Piero Angela” colombiano;  e io incantata mi sono fatta trasportare in questo lunghissimo viaggio che mi ha fatto capire ancor meglio da dove proviene questo popolo meraviglioso.

Ovviamente il tutto accompagnato dall’ onnipresente caffè che essendo oramai equiparato all’acqua ti viene venduto in ogni angolo di strada, ovunque andrete in Colombia troverete delle simpatiche ragazze che in termos bollenti vi salutano con un “A la orden, quiere un Tinto? “ .

E adesso, arriviamo alla fine di questo viaggio, che è stato per me, un’esperienza unica nel suo genere, i colombiani sono un popolo meraviglioso, forse uno dei più empatici che ho avuto la fortuna di incontrare durate i miei viaggi.

Come scrivono in molti: “Colombia: l’unico rischio è quello di non volersene più andare” e vi garantisco che è proprio così, come il mal d’Africa, la Colombia ti rimane nel cuore, negl’ occhi, nell’anima.

le_nostre_offerte_genovagando

le_guide_genovagando

la_cucina_nel_mondo_genovagando