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La
visita al Museo del Tesoro della Cattedrale di Genova è una esperienza
indimenticabile. Il fascino degli ambienti, la loro collocazione
sotterranea e l'eccezionale significato storico e devozionale degli
oggetti esposti, insieme alla loro qualità artistica e alla suggestione
dei materiali preziosi in essi impiegati, vi sono infatti valorizzati da
scelte di allestimento e da un'illuminazione estremamante
suggestiva.
Costituito già nel corso del XII secolo, il "tesoro" della
Cattedrale di Genova si arricchì ulteriormente nei secoli successivi,
tramite donazioni ufficiali e private, contributi "di stato" e
di devozione. Particolare ricchezza e varietà attestano gli inventari conosciuti,
datati fra Tre e Cinquecento, ma soltanto pochissimi fra gli oggetti in
essi registrati sono pervenuti a noi.
Cause di varia natura, come il mutare del gusto e la necessità di
convertire i preziosi in denaro liquido per far fronte a eventi politici e
sociali di particolare gravità interessarono anche il Duomo minando
l'integrità del suo patrimonio.
Nel 1892, in occasione del quarto centenario della scoperta dell'America
si decise di dare finalmente a questo prezioso patrimonio una collocazione
stabile e una sistemazione di carattere museale: in un ambiente
retrostante la Sacrestia grande, vennero costruiti tre grandi armadi
dotati di serrande di sicurezza (uno con le pertinenze del Capitolo, uno
con quelle del Comune e uno con quelle della Protettoria della Cappella
del Precursore), in cui gli oggetti vennero scenograficamente disposti.
Per la prima volta il pubblico poteva ammirarli direttamente. In tale sistemazione il "tesoro" giunse fino alla seconda guerra
mondiale. Ma negli anni '50 maturò il progetto di farne davvero un museo,
progettato e costruito ex novo. Per assoluta mancanza di spazio, si pensò
ad ambienti interrati, ricavati sotto il cortile del Palazzo
Arcivescovile, alle spalle del Duomo. Il progetto fu affidato
all'architetto Franco Albini il quale operò con la collaborazione di
Franca Helg. Dell'ordinamento si occupò Caterina Marcenaro, direttore
dell'Ufficio Belle Arti del Comune.
Nel 1956, il nuovo Museo del Tesoro venne inaugurato dal Cardinale
Giuseppe Siri.
I recenti interventi sul Museo, curati dall'Architetto Giovanni Torteli,
resi necessari dall'invecchiamento delle strutture e dall'inadeguatezza
degli impianti rispetto alla normativa vigente, si sono configurati come
un vero e proprio "restauro" con l'obiettivo di restituire a
quegli ambienti una piena fruibilità nel rispetto delle originarie
scelte espositive, che hanno fatto del Museo del Tesoro della Cattedrale
di Genova una delle creazioni più originali e risolte della museologia
moderna e una vera e propria "opera d'arte". Il nesso si stringe fra istituzioni cittadine e Cattedrale, il culto
speciale in essa riservato a San Giovanni Battista quale patrono civico e
le necessità del culto e delle celebrazione in Cattedrale, assicurante
dal Capitolo dei Canonici, sono i filoni cui riconnettere, per origine,
funzione e proprietà, gli oggetti esposti.
Al primo filone si
ricollegano il Sacro Catino, giunto a Genova come bottino di guerra
già nel XII secolo e per secoli ammirato e celebrato come reliquia
dell'Ultima Cena di Cristo; la bizantina Croce degli Zaccaria,
custodia di un frammento della Vera Croce utilizzata dagli Arcivescovi di
Genova per benedire il Doge eletto; la Cassa Processionale del Corpus
Domini, commissionata dalla magistratura dei padri del Comune realizza
da argentieri italiani fiamminghi del secolo XVI; il Pallio del Corpus
Domini, che la stessa magistratura ordinò nel 1599; l'Immacolata,
grande statua argentea modellata verso il 1747 da Francesco Maria
Schiaffino su commissione del Doge Gio. Francesco il Bignole - Sale. Al
culto del Battista sono collegati oggetti celebri, quali l'Arca detta
"del Barbarossa", la magnifica Arca Processionale,
voluta dal Doge e dagli Anziani, capolavoro di argenteria e oreficeria
quattrocentesca che compone radici culturali oltremontane, lombarde e
toscane; il Piatto di Calcedonio, opera antica decorata da una
testa del Precursore in oro e smalti, eseguita a Parigi nel primo
Quattrocento, proveniente dalla collezione da uno dei principi della casa
di Valois, che fu donata alla cappelle del Battista da Papa Innocenzo VIII
Cybo; lo Stirpo delle Ceneri, splendido di smalti, cristalli,
pietre preziose e intarsi marmorei policromi, opera di oreficeria
fiorentina ella fine del Cinquecento o del primo Seicento.
Al terzo
filone si riannodano, in primo luogo la Bolla di consacrazione
della Cattedrale, emessa da Papa Gelasio II nel 1118 e dotata del
sigillo plumbeo originale, il Braccio di Sant'Anna, prezioso reliquiario
bizantino del XI - XII secolo, e il Braccio di San Giacomo, simile
nella concezione ma più tardo i due ricchissimi Pivali
cinquecenteschi ricamati e i calici, i reliquari, le corone votive, i palii
che completano l'esposizione. Fonti luminose appositamente disposte
guidano lo sguardo del visitatore alla scoperta degli oggetti e
magicamente li valorizzano nella penombra degli ambienti sotterranei. Il
museo non si lascia possedere e comprendere con un unico sguardo: brevi
corridoi conducono a un piccolo atrio su cui prospetta un primo
ambiente circolare, di dimensioni sempre maggiori. Pavimenti e
pareti sono grigie in blocchi regolari di pietra calcarea locale, i
soffitti, in cemento, sono percorsi da nervature e reggiere contrapposte.
L'effetto complesso è di grande suggestione, non solo per la forza e la
novità della concezione, ma anche per la varietà e la complessità dei
rimandi culturali e tipologici:le salette circolari richiamano infatti le
tombe a Tholos del mondo miceneo, mentre le murature rimandano alla
tradizione edilizia medievale genovese e la collocazione sotterranea fa
correr la mente alle cripte degli edifici sacri del Medioevo occidentale.
Un'ambientazione insomma, coerente con l'origine e la natura degli oggetti
che compongono il Museo del Tesoro della Cattedrale di San
Lorenzo.
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