EVENTI
RISTORANTI FUORIP.
LUOGHI DA SCOPRIRE

SITI PREISTORICI
 

Il Paleolitico Inferiore
Il Paleolitico Medio
Il Paleolitico Superiore
Il Neolitico


A CURA DI CRISTINA
A CURA DI ANTONIO
TRAGHETTI

MOTORI DI RICERCA
DITELO A ...
FARMACIE DI TURNO
OROSCOPO

HOME FUORIPORTA
HOME

Caverna delle Arene Candide 
(Finale Ligure - Savona)


Il nome dell’ampia caverna è dovuto alla presenza nelle sue vicinanze di una duna di sabbia silicea bianca che fino agli inizi del ‘900 si addossava al promontorio della Caprazoppa presso Finale Ligure.
La cavità oggi si apre a 90 m. di altezza sul livello del mare e fu oggetto di esplorazioni fin dall’800.
Nel 1940 Luigi Bernabò Brea, soprintendente archeologo della Liguria, cominciò gli scavi utilizzando il metodo stratigrafico nella parte più orientale della grotta, in una zona non intaccata dagli scavi ottocenteschi, avvalendosi della collaborazione di L.Cardini dell’Istituto Italiano di Paletonogia umana.
Gli scavi proseguirono per 8 campagne. Nel 1969 ripresero fino al 1977 diretti dallo stesso Cardini e, in seguito alla sua prematura scomparsa, da S.Tiné.
Questi misero in luce un deposito dallo spessore di 8 metri con una stratigrafia che partiva dall’età tardo-romana, al Paleolitico Superiore.
La base del giacimento é datato a circa 25.600 anni da oggi.
Nella sequenza dei livelli del Paleolitico Superiore L.Cardini aveva già individuato due unità stratigrafiche principali sulla base delle caratteristiche dei materiali. Una datata da circa 12.000 a 10.000 anni da oggi (livelli M) e l’altra da circa 25.000 a 15.000 anni da oggi (livelli P).
Nei livelli M sono stati rinvenuti numerosi reperti di industria litica e ossea, e più di 20 sepolture di individui, tante da far pensare ad una vera e propria necropoli.
Tali sepolture si trovano in una zona interna della grotta in un livello datato a circa 11.600 anni fa.


(tomba del principe)


I corpi sono nella maggior parte dei casi allungati sulla schiena, in una fossa, e l’ocra è presente in abbondanza. Sono spesso presenti delle pietre, sopra o sotto il defunto; l’orientamento del capo non segue nessuna regola fissa, la deposizione é anzi avvenuta in modo del tutto variabile, per lo più lontano dalle pareti della cavità.
I corredi sono generalmente ricchi e si compongono di ornamenti di conchiglie marine e d’osso, pochi manufatti di selce, blocchetti d’ocra, arti e altre parti del corpo dei piccoli mammiferi e uccelli.
Vi sono complessivamente 10 maschi adulti, 3 donne adulte (in deposizione secondaria) e ben 8 bambini di età variabile da quella di neonati (o addirittura feti) a quella di 10-12 anni.
Esiste poi un certo numero di ossa umane sporadiche in vari punti della necropoli, di cui poco si può dire.
In base a questi dati sembra nettamente evidenziata una dicotomia: Da una parte i maschi adulti e i bambini, anche piccolissimi, che ricevono un trattamento identico sia per quanto riguarda la localizzazione della deposizione che il corredo, e dall’altra le donne adulte, quasi assenti, senza corredo, rappresentate da pochi resti in deposizione secondaria (mancano i crani in tutti i casi e gli scheletri non sono comunque completi).
Ai bambini quindi, il gruppo sociale riconosce fin dalla nascita, se non prima (è il caso dei feti) certe caratteristiche identiche a quelle che vengono attribuite ai maschi adulti, ma non alle femmine, perlomeno adulte.
Per questa dicotomia uomini-bambini da un alto e donne dall’altro, una possibile interpretazione é quella di vedervi rappresentati rapporti di affiliazione al gruppo tramite una linea di discendenza che esclude il ramo femminile.
Questo tipo di organizzazione sembra indicare cioè una struttura che in termini antropologici si può definire esogamica con discendenza patrilineare e residenza patrilocale. In questo caso cioé le donne provengono dall’esterno e sono estranee al gruppo stesso, quindi lo stato sociale dei bambini é trasmesso dal padre con il quale condividono il luogo in cui vivono e in cui vengono sepolti.
Nei livelli P è stata rinvenuta una sepoltura di un adolescente di sesso maschile, di circa 12-14 anni, ed è nota in tutta la letteratura come la tomba del “Principe” a causa della ricchezza del corredo.
Questo è deposto in posizione allungata presso la parete rocciosa. Era interamente coperto di ocra e su braccia, mani e piedi erano deposte intenzionalmente alcune pietre; una reticella di centinaia di conchiglie forate ricopriva la testa e quattro bastoni d’osso forati (i cosiddetti “bastoni del comando”) si trovavano sulle spalle, sul torace e lungo il fianco sinistro.
E’ datata a non meno di 20.500 anni da oggi e una particolarità riguarda le cause del decesso. 
Al momento della scoperta infatti, Luigi Cardini notò come mancasse parte della mandibola e le ossa della spalla sinistra fossero gravemente lesionate. Il vuoto lasciato dalla lacerazione della faccia era stato riempito da una massa di ocra gialla purissima, che arrivava a contatto con le superfici fratturate dell’osso. Scrive Cardini: “ Si aveva l’impressione che con la massa d’ocra si fosse tentato di tamponare o mascherare l’enorme ferita che certamente fu causa della morte del giovane e robusto individuo”. E’ ipotizzabile che questa sia avvenuta durante un episodio di caccia.
La fauna ritrovata è rappresentata da resti di Cervo, Cinghiale, Capriolo, Stambecco, Alce e Camoscio nel livelli M.
Nei livelli P domina lo Stambecco, ma si trovano anche resti molto frammentari di Mammut e Rinoceronte lanoso.

                  

Dopo il 10.000 BP, le prime fasi dell’Olocene (Il periodo geologico più recente: quello in cui viviamo oggi), segnano un periodo di non occupazione. 
Poco dopo il 7000 BP, in un ambiente più verde dell’attuale, con boschi ricchi di querce, inizia la frequentazione della cavità da parte di gruppi ad economia neolitica portatori della Cultura della Ceramica Impressa.
Il Neolitico è quindi attestato dalle fasi più antiche . 
In questo momento il modo di vita era basato sul consumo dei molluschi e su quello delle prede cacciate, ma è anche attestato l’allevamento del bue, della pecora, della capra e del maiale, mentre l’agricoltura sembra avere un posto limitato nell’economia.
Intorno al 6000 BP si diffonde la Cultura dei Vasi a bocca quadrata e fino al 5700 BP circa si ebbe una intensa occupazione.
Si incrementò l’allevamento e alcune zone della grotta furono adibite a stalla.
Negli strati corrispondenti a questa fase si rinvennero numerose tombe a cassetta litica (fosse foderate di lastre di pietra), singole, con scheletro in posizione rannicchiata. è stato documentato tra l’altro, uno dei più antichi casi di tubercolosi alla spina dorsale che costrinse un giovane quindicenne a vivere in positura fortemente flessa.
Intorno al 5400-5300 BP si afferma la Cultura Chassey e la frequentazione divenne più assidua.
La grotta continuò ad essere occupata durante l’Età del rame, la cui datazione radiocarbonica più antica si colloca intorno a 4700 anni da oggi.
Venne frequentata saltuariamente durante l’Età del Bronzo e del Ferro.
Lo strato superficiale conteneva infine reperti di età romana.

La Caverna delle Arene Candide non è aperta al pubblico. Tuttavia molti dei materiali e la famosa tomba del “Principe” sono conservati nel Museo Civico di Archeologia Ligure che si trova in via Pallavicini 11 a Genova-Pegli. Tel. 0106981048.
Orario estivo: martedì, mercoledì, giovedì ore 9-19, venerdì e sabato ore 9-13. I e II domenica ore 9-13.
Orario invernale: come estivo eccetto chiusura alle ore 17 il martedì, mercoledì e giovedì.

Responsabile del sito: dott. Roberto Maggi, Soprintendenza Archeologica della Liguria, via Balbi 10, 16126 Genova. Tel. 0102470318.

Bibliografia principale: Bernabò Brea L., 1946, Gli scavi della Caverna delle Arene Candide, parte I, Gli strati con ceramiche, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera.
Bernabò Brea L., 1956, Gli scavi della Caverna delle Arene Candide, gli strati con ceramiche, vol.2, Campagne di scavo 1948-50, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera.
Cardini L., 1980, La Necropoli Mesolitica delle Arene Candide (Liguria), Mem. Dell’Ist. Ital. di Paletnologia Umana, 3.
Tinè S., 1986. Nuovi scavi nella caverna delle Arene Candide, in AA.VV. Le Neolithique de la France, Picard, pp. 95-111.
Cardini L., 1994, Le industrie dei livelli Mesolitici e Paleolitici della caverna delle Arene Candide (Savona), “Quaternaria Nova”, IV, pp.29-78.
Maggi R. 1996, Arene Candide: a functional and enviromental assesment of the Holocene sequence (Excavation Bernabò Brea, 1940-50), Monografie dell’Istituto Italiano di Paletnologia Umana, V.


[indietro]


Barbara Barbaro

Invia comunicati stampa

Approfondimenti

Viaggiando

Last minute e offerte viaggio

Approfondimenti

Libri

Ultime uscite, recensioni,
eventi

Approfondimenti

Speciale Home Video

DVD - VHS novità, recensioni e classifiche

Genovagando Club

Iscriviti gratuitamente

<% if NOMELOG_<>"" then NomeShinyStat=NOMELOG_ if NomeShinyStat<>"" then PagShinyStat= "&PAG=" & NomeShinyStat LinkPT="http://www.village.it" %>

© K4media - Tutti i diritti riservati

<%if len (LinkPT)>0 then%> Housing: Village  
<%end if%>