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Balzi Rossi 
(Grimaldi di Ventimiglia, Imperia)


(Balzi Rossi grotte)


All’estremità della riviera ligure di ponente, a pochi passi dal confine francese (valico Ponte San Ludovico), si aprono sul versante a strapiombo sul mare del Monte Bellinda gli ingressi del complesso delle caverne dei Balzi Rossi.
Il nome della località deriva dal colore delle pareti di calcare che, a causa della presenza di minerali di ferro ossidati, appaiono rossastre. (Baussi Rossi nel dialetto di Mentone).
Il complesso é composto da numerose grotte e ripari.
A più riprese é stato luogo di abitazione e frequentazione da parte dei nostri antenati e oggi rappresenta uno dei maggiori siti in Europa con testimonianze preistoriche.
I singoli siti sono così definiti: Grotta dei Fanciulli, Riparo Lorenzi, Grotta di Florestano, Grotta del Caviglione, Barma Grande, Barma del Bauso da Ture (oggi distrutta), Grotta del Principe, Grotta Gerbai, Grotta Costantini, Riparo Mochi, Riparo Bombrini, cavernette della cava, Grotta Voronov, Grotta Grimaldi, sito dell’ex-casinò, sito dell’ex-birreria.
Le prime ricerche sono dovute negli anni 1846-57, al principe di Monaco Florestano I.
In epoche più recenti, tra il 1928 e il 1959, furono eseguiti scavi regolari da A.C. Blanc, L. Cardini e A. Mochi, per conto dell’Istituto Italiano di Paletnologia Umana.
Questo complesso di depositi ha restituito una grande quantità di resti di enorme importanza preistorica.
Qui l’uomo fu presente dal Paleolitico Inferiore, a partire dal periodo interglaciale definito “Mindel-Riss” (da circa 350.000 a 300.000 anni da oggi), a tutto il Paleolitico Superiore (da 35.000 a 10.000 anni da oggi).
A questo ultimo periodo appartengono la maggior parte di quei rinvenimenti che hanno reso famose queste caverne. Si tratta del ritrovamento di numerose sepolture, di sculture in pietra, di pitture parietali, oltre a numerosi oggetti che accompagnavano la vita quotidiana, come gli strumenti in pietra scheggiata (industria litica).
Nella Grotta dei Fanciulli sono state scoperte due sepolture doppie e due singole.
Una è quella detta “dei Negroidi”, contenente un’adolescente di circa 15-17 anni con una acconciatura sul capo costituita da quattro file di conchiglie marine (Nassa Neritea) forate, e una donna anziana con due braccialetti dello stesso tipo di conchiglie.
Entrambi erano in posizione rannicchiata, con la testa protetta da una serie di pietre disposte a cassetta, riempita interamente di ocra rossa.
Si trattava di individui di bassa statura con dentatura vistosa e tipica delle razze negroidi (da qui il nome). Queste popolazioni vivevano in Italia durante una fase climatica subtropicale calda e umida.
L’altra sepoltura doppia si trovava dislocata in una differente zona della grotta. Si tratta di due bambini distesi sul dorso (da questi deriva il nome della grotta).
Assieme ad essi si sono ritrovate circa 1000 conchiglie di Nassa Neritea forate ubicate nella parte al di sopra del bacino e all’estremità superiore dei femori.
Si trattava probabilmente di perizomi decorati da conchiglie, la cui parte deperibile è naturalmente oggi scomparsa.
Le due sepolture singole contenevano una, il corpo di un uomo in posizione allungata, di alta statura, con ornamenti di conchiglie forate sulla testa e sul collo, l’altra , molto danneggiata, il corpo di una donna.
Il livello stratigrafico in cui si trovava quest’ultima é stato datato con il metodo del Carbonio 14 a circa 12.200 anni da oggi.
Nella cavità della Barma Grande sono stati rinvenuti sei individui, uno dei quali carbonizzato e tre riuniti in una sola fossa.
Questa triplice sepoltura venne scoperta nel 1892 ed é attualmente esposta nel Museo dei Balzi Rossi. Conteneva i resti di un maschio adulto e di due adolescenti. I tre individui furono deposti l’uno a fianco all’altro, cosparsi di ocra rossa. Il corredo era composto di conchiglie forate, vertebre di pesce, canini di cervo, pendagli in osso lavorato, lame di selce molto lunghe.
Da questa stessa grotta dovrebbero provenire inoltre una quindicina di statuette di piccole dimensioni (la più grande é di 7 cm), scolpite tutte in steatite, esclusa una in osso.


(veneri paleolitiche)


Le caratteristiche sono quelle tipiche delle cosiddette “Veneri paleolitiche” che si ritrovano contemporaneamente in tutta Europa: testa priva di lineamenti, braccia appena accennate, masse adipose sviluppate con seni, ventre e glutei molto in evidenza.
Purtroppo se ne ignora la posizione stratigrafica, e quindi l’esatta datazione, poiché i livelli del Paleolitico Superiore della Barma Grande furono scavati tra il 1858 e il 1894, con tecniche rudimentali, senza continuità, lasciando purtroppo una documentazione assai scarsa e disperdendo i materiali tra collezioni private e musei di tutto il mondo.
Nella Grotta del Caviglione, oltre ai resti di un individuo, fu scoperta a circa 7 m di altezza dal livello attuale, un cavallo inciso sulla parete.
Dalla Grotta del Principe, la più grande tra quelle esplorate ai Balzi Rossi, proviene il più antico resto scheletrico umano di tutto il complesso.
Si tratta di un frammento di osso iliaco destro appartenente ad un anteneandertaliano. Due stalagmiti che provengono dallo stesso strato sono state datate a circa 210.000 anni da oggi.
Un esame effettuato direttamente sull’osso ha restituito un’età di 230.000 anni da oggi.
Da questi stessi strati provengono anche molti strumenti in osso, selce conchiglie, ma anche resti di ossa di animali che testimoniano in alternanza sia clima caldo (rinoceronte, bue), che freddo (orso, marmotta).

Molti di questi materiali sono oggi conservati nello stesso museo dei Balzi Rossi , costruito nel 1898 in seguito alle prime grandi scoperte.
Nel 1994 fu ampliato e rinnovato nell’allestimento. Un percorso conduce dalle sale del museo direttamente alla zona archeologica.
Il museo è aperto tuttiigiorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00, eccetto il lunedì.
Tel. 018438113

Funzionario responsabile: Angiolo Del Lucchese, Soprintendenza Archeologica della Liguria, via Balbi 10, Genova.

Bibliografia: Graziosi P., 1976, I Balzi Rossi, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera. 
Vicino G., 1984, Lo scavo paleolitico al Riparo Bombrini (Balzi Rossi di Grimaldi-Ventimiglia), “Rivista Ingauna e Intemelia”, n.s. XXXIX, pp.3-10.
Formicola V., 1998, The triplex burial of Barma Grande, “Homo”, 39, pp. 130-143.
Cremaschi M., Del Lucchese a., Negrino F., Ottomano C., Wilkens B., 1991, Ventimiglia (IM). Località Balzi Rossi. Nuovi dati sulla successione stratigrafica del ciclo interglaciale-glaciale-postglaciale, “Bollettino di Archeologia” 8, pp.47-50.


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Barbara Barbaro

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