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“MENTRE COSÌ PROFONDAMENTE DORMIAMO…” - una fantasia |
Stage di
ESPRESSIONE E COMUNICAZIONE
CORPOREA E VOCALE
curato da
Natascia Ragni (danzatrice – coreografa – didatta)
Kitia Benedetti (attrice – metteur en scène – didatta)
Il seminario sfocerà in una dimostrazione di lavoro di composizione scenica ottenuta attraverso l’uso dei molteplici linguaggi del corpo, finalizzati alla comunicazione verbale e non
Numero massimo di partecipanti: sedici
Gli incontri (3 ore ciascuno) si terranno
nei quattro Sabati di Novembre e Sabato 11 Dicembre,
dalle ore 16,00 alle ore 19,00 presso
la Scuola “Progetto Danza” di Alassio, in via Pascoli
Per informazioni e iscrizioni 338.6010823
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Il misterioso mondo dei sogni: il senso e il non senso |
di d.ssa Monica Giuliani.
Sognare occupa un grande spazio nella vita di ognuno.
Considerando che l’attività onirica avviene per ¼ del tempo in cui dormiamo, ne consegue che nel corso della vita sogniamo per 50.000 ore, che vuol dire 6 anni della nostra vita.
Fin dall’antichità si è cercato di studiare o per lo meno di interpretare quale potesse essere la funzione di un’attività che ci occupa per così a lungo, anche se tanto tempo fa non si aveva una conoscenza del cervello così approfondita come oggi e le spiegazioni sulla significatività del sogno erano prevalentemente di tipo animistico.
Gli uomini primitivi ad esempio pensavano che i sogni fossero gli dei a mandarli e avessero un valore sacro.
Fin dall’antichità ogni sistema e cultura cercò di integrare questo misterioso fenomeno, da cui era affascinato ma intimorito al tempo stesso. Ma sarà soltanto con Freud che il sogno da evento inspiegabile e misterioso, acquisterà un grande valore conoscitivo e terapeutico. Freud ( ) fu il primo a centrare sull’uomo l’origine dei sogni e a spiegarli come prodotto dell’inconscio umano: “….. i sogni sono uno specchio dell’inconscio, parlano di quello che è in noi, desideri terribili e selvaggi che solo un’anima decisamente razionale può riuscire a tenere a freno”.
Per Freud il sogno è l’evento più importante della vita psichica, espressione diretta dell’inconscio, una regione della psiche fino ad allora rimasta inesplorata.
Ipotesi neuropsicologiche dell’origine del sogno
Ai primi del 900, a partire dallo studio dell’attività cerebrale a livello di singole cellule o delle molecole che assicurano la comunicazione tra i diversi neuroni, le spiegazioni animistiche sull’origine dei sogni cominciarono poi ad essere sostituite da quelle neuroscientifiche.
Lo studioso che attualmente è ritenuto essere uno dei maggiori esperti di sonno e di sogno è Hobson ( ) che arriva alla conclusione che i sogni nascono dal tronco dell’encefalo, situato alla base dell’encefalo. Qui risiederebbe a sua opinione il centro di regolazione del ritmo sonno veglia.
Questa intuizione fu suggerita da un esperimento della natura: l’epidemia di spagnola del 1918. Il virus dell’influenza quell’anno fu particolarmente aggressivo, entrava nel cervello e distruggeva parte dei suoi neuroni. I soggetti colpiti entravano in uno stato letargico irreversibile. Se ne dedusse che qui poteva essere localizzato il centro di regolazione del ritmo sonno-sogno-veglia. I neuroni qui localizzati si pensò fossero di supporto allo stato di veglia; nel momento in cui la loro attività fosse stata ridotta o neutralizzata per qualsiasi motivo, si osservava che la veglia lasciava il posto al sonno.
Nel tronco encefalico, fu osservato, dimorano particolari neuroni che utilizzano un neurotrasmettitore chimico (acetilcolina) che invia veloci impulsi alla corteccia sede della visione e del pensiero evoluto. La corteccia prende questa informazione e la integra in una storia coerente (sogno), sulla base delle preesistenti memorie. Come se il nostro cervello in qualche modo cercasse di dare un senso a questi segnali, anche se poi spesso i sogni rimangono per molti di noi qualche cosa di assolutamente bizzarro.
A riprova di questa ipotesi furono fatti successivamente numerosi esperimenti. Nei gatti ad esempio si è visto che, iniettando una sostanza simile all’acetilcolina nel loro cervello, questi piombavano in un sonno profondo, che è quel tipo di sonno che genera i sogni.
I sogni si generano nella fase di sonno profondo
I sogni infatti si generano all’interno di una particolare fase del sonno chiamato SONNO REM o sonno profondo. Se svegliamo un essere umano durante questa fase del sonno, egli produce il racconto di un sogno.
Questa fase del sonno è detta REM dall’inglese rapid eye moviments o movimenti rapidi degli occhi perché caratterizzata dalla presenza di rapidi movimenti oculari, ma non solo. Altre sue caratteristiche sono:
- l’incremento del metabolismo cerebrale,
- la completa inibizione del tono muscolare (che è quello che impedisce il pericoloso, quanto cieco, passaggio all’atto dei movimenti del sogno),
- un’aumentata ricettività agli stimoli interni,
- e infine una caduta della omotermia cioè viene meno il meccanismo di regolazione della temperatura corporea. Questo meccanismo è quello che, nel corso della veglia, garantisce l’organismo da possibili variazioni termiche e quindi garantisce all’organismo in un certo qual senso la stabilità interna. Venendo meno questo meccanismo deputato alla sopravvivenza e all’adattamento, la mente umana è come se si permettesse il lusso di dare spazio a un’attività dalle caratteristiche più psichiche ovvero inconsce.
Si osservò che i soggetti svegliati in questa fase del sonno erano capaci di resoconti di sogni tanto più dettagliati e precisi quanto più il movimento degli occhi, osservabile al di sotto delle loro palpebre chiuse, era veloce.
Il sonno REM occupa circa il 25% della notte di un adulto medio, significa circa 80/90 minuti per notte (anche se poi i sogni possono avvenire anche nell’arco di pochi secondi).
Gli altri ¾ della notte trascorrono nella fase di sonno NON REM o sonno a onde lente. I soggetti svegliati in questa fase anche riferivano di un’idea persistente, una scena di veglia. Tuttavia quello che fu osservato è che nell’80% dei casi di soggetti svegliati durante il sonno REM questi riferivano racconti di sogni visivamente dettagliati, con un attivo svolgimento, episodi definiti e contenuti mentali bizzarri. Quando invece il risveglio avveniva nella fase NON REM, la mente dava più l’impressione di girare a vuoto intorno a un’idea senza riuscire né a concluderla, né a lasciarla perdere.
Il sonno non è deputato solo al riposo….
Chi suppone quindi che durante il sonno l’attività cerebrale cessi o che l’attività dei neuroni si riduca, come suggerito dalla nostra esperienza soggettiva, adesso sa che in realtà così non è. Anzi, ci sono molti neuroni della corteccia, come quelli visivi, che durante il sonno aumentano la loro attività, il loro ritmo di scarica, fino a livelli almeno pari a quelli che si hanno nella veglia durante l’attività visiva. Ecco perché i sogni hanno un intenso carattere visivo.
Anche i neuroni deputati al movimento scaricano intensamente durante il sonno REM e di fatti i sogni sono caratterizzati da un’impressione di movimento continuo. Ad essere impedita in questa caso è la risposta motoria, per fortuna, altrimenti i comandi motori del sogno sarebbero eseguiti. I movimenti onirici si dicono per questo fittizi, sono cioè illusori, essendo privi di espressione comportamentale. Gli altri canali sensoriali come quello olfattivo, gustativo, e termico non sono invece attivati durante il sonno REM con la stessa efficienza di quelli cenestesico, visivo e uditivo.
Il sistema cervello-mente è attivato dunque internamente, ma scollegato rispetto all’esterno: i neuroni durante il sonno REM non possono rispondere a stimoli esterni.
Piuttosto questi ultimi possono essere incorporati direttamente nel flusso del sogno, come quando ci succede di interpretare ad esempio un segnale acustico nel sogno come il rintocco di una campana o il trillo di una sveglia che suona.
I segnali interni vengono dunque elaborati dal cervello come se provenissero dal mondo esterno e interpretati sulla base della nostra esperienza del mondo.
Le proprietà del linguaggio onirico
I segnali generati internamente non vengono soltanto sintetizzati in storie straordinarie, ma spesso accettati come un’esperienza reale. Queste storie sono straordinarie perché, mancando gli indizi esterni a fare da cornice di riferimento e dunque il nostro cervello si sbizzarrisce nel vero senso della parola.
Vediamo insieme quali sono le proprietà del linguaggio onirico:
- SINTETICITA’ e AMBIGUITA’ per cui le immagini possono fornirci informazioni rapide e sintetiche, ma allo stesso tempo poco chiare e definite.
Il linguaggio onirico è un linguaggio che si esprime per immagini e l’immagine, più delle parole, può avere più di un significato: può fondersi o sostituirsi a un’altra dando luogo al simbolo.
- ASSENZA CATEGORIE SPAZIO/TEMPO : il passato può essere interpretato come un’esperienza presente oppure la gravità può essere vinta come nei sensazionali sogni di volo.
- VALENZA PRINCIPIO DI CONTRADDIZIONE per cui possono accadere cose opposte senza che questo ci desti particolare stupore o incredulità.
Tutta l’informazione generata dal nostro interno viene così sintetizzata in un’unica trama narrativa e, per quanto il risultato possa essere ridicolo e bizzarro: noi ci crediamo. Raramente ci rendiamo conto infatti di star sognando.
Questo accade solo nei sogni cosiddetti lucidi.
In questi sogni, chiamati anche sogni consapevoli, noi sappiamo si star sognando. E’ quasi come se fossimo sdoppiati, come se avessimo la consapevolezza di avere due corpi: un corpo addormentato o corpo fisico e un corpo che sogna o corpo attivo.
Si ritiene che questa evenienza possa verificarsi soprattutto in corrispondenza di sogni ansiosi o angosciosi e che rappresenti il tentativo di superare l’angoscia contenuta nel sogno: se so che sto sognando, posso infatti non avere timore del contenuto del sogno.
I sogni sono vere e proprie esperienze allucinatorie che sono vissute come reali al punto che personaggi e oggetti del sogno possono appartenere alla realtà, possono essere combinazioni impossibili di frammenti della nostra realtà.
Se non fosse che stiamo dormendo potremmo dire, senza esagerare, che i sogni sono formalmente “psicotici”. Ecco perchè alcuni hanno pensato di utilizzare l’analisi del sogno come tramite efficace per lo studio della malattia mentale. I pazienti psicotici vivono come nei nostri sogni, il nostro sogno è la loro realtà.
Qual è la funzione del sonno-sogno?
L’ipotesi che la funzione del sonno possa essere quella di riposare il cervello deve essere quindi abbandonata a favore della più probabile ipotesi che forse la sua funzione sia più quella di permettere al cervello di riorganizzare l’informazione raccolta durante la veglia. Durante il sonno sembra che la mente riveda e organizzi i dati che ha acquisito durante la veglia. Confronti l’informazione nuova con la vecchia. Elimini l’informazione superflua.
D’altra parte, se ci pensiamo, il riposo non richiede necessariamente il sonno: l’inattività da sola dovrebbe bastare a garantirci il riposo. Deve essere quindi un fenomeno fondamentale ma a livello cellulare.
Gli studi effettuati dai neonatologi, ad esempio, provano che il sogno ha in effetti una funzione evolutiva. La fase di sonno REM è massima durante la vita endouterina. Le prime manifestazioni di attività cerebrale con caratteristiche molto simili a quelle del sonno REM appaiono intorno al sesto mese di gestazione e si estendono a tutte le 24 ore del giorno. Il cervello a tale tappa non possiede ancora quelle prerogative che noi riferiamo al sogno adulto, sembra che questo avvenga intorno al 5° mese di vita. Ciò nonostante questo è indicativo di come il sonno REM svolga un ruolo fondamentale per lo sviluppo del cervello e delle sue funzioni.
Ma se la funzione del sonno è questa, allora quale può essere quella dei sogni?
Non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che se il sogno è una fantasia allora è irreale. Il fatto che gli psicotici contattino la realtà in maniera diversa, non vuole dire che ne siano fuori. Anche i bambini vivono le loro fantasie come parte della loro vita reale.
Il sogno non è altro che un modo diverso attraverso il quale il “fenomeno uomo” vive la stessa realtà. Il sogno è talmente reale a volte che il nostro essere percettivo emotivo si identifica con il contenuto del sogno e prova forti angosce o immenso piacere.
Pensiamo ai sogni di attività sessuale ad esempio. Alcuni di noi sono capaci in sogno di provare eccitazione a tal punto da avere un orgasmo durante il sonno. Durante l’attività onirica è stato provato che si verificano modificazioni fisiologiche del tutto assimilabili a quelle della veglia.
Pensare al sogno quindi come solo ad un processo immaginativo è estremamente riduttivo . Il sogno può essere a tutti gli effetti uno scorcio di vita vissuta.
Il sogno rappresenta il modo di vivere del fenomeno uomo che si manifesta in uno stato di coscienza diverso da quello della veglia. Il sogno è la sua stessa esistenza tradotta in termini artistici: il sogno nasce dal desiderio, non dalla ragione.
Perls scriveva “il sogno è più di una espressione di desiderio, più di una profezia, più di una situazione incompiuta: il sogno è un messaggio di noi stessi a noi stessi, a qualsiasi parte di noi sia in ascolto”. Il sogno è uno spontaneo autoritratto in forma simbolica della situazione attuale del sognatore espresso dall’inconscio creativo della persona, che non ha solo una funzione conoscitiva, nel senso di mettersi a confronto con il proprio mondo interiore, ma anche di compensazione e autoregolazione. In sogno noi sperimentiamo, rappresentiamo, facciamo agire parti di noi stessi che possono essere rimaste inespresse nella vita di veglia. Il sogno non è solo risposta, ma proposta creativa che può essere più o meno consapevolmente agita nella veglia della nostra personale esperienza. I particolari del sogno sono espressione visiva del nostro vissuto in quel momento particolare della nostra vita e da questo vissuto traggono significato e rilievo. Ecco perché è così importante la componente emotiva del sogno al risveglio: il fatto che il sogno venga vissuto come incubo o ne risulti una sensazione di sollievo o addirittura di spinta ad agire, ci dà la misura di quanto della nostra esperienza è per noi accettabile in quel dato momento esistenziale.
Se narriamo il sogno con distacco e indifferenza, così come se lo dimentichiamo, è perché probabilmente il contenuto del sogno era per noi inaccettabile in quel dato momento oppure pericoloso, motivo per cui abbiamo avuto bisogno di allontanarne l’affetto associato.
Si noti come alla mattina mediamente ricordiamo solo una minima parte dei sogni fatti durante la notte. C’è differenza infatti fra la funzione dei sogni ricordati e dell’attività onirica più in generale. Si presume che il sogno ricordato riguardi esperienze significative legate a dinamiche psichiche per noi conflittuali, o comunque più importanti, in quel particolare momento della nostra vita. Il sogno ricordato può rappresentare il tentativo di visualizzare, a volte di risolvere, il conflitto che è in noi.
La verità del sogno solo il sognatore la possiede
Alla luce di queste considerazioni si può affermare che la verità del sogno solo il sognatore può possederla. L’unico specialista del sogno può essere chi lo ha sognato: chi ne possiede la trama, ne possiede il significato.
E’ vero che nei sogni ricorrono certi simboli che sono universali, tuttavia questi assumono connotazioni che sono riferibili solo alla personalissima esperienza del sognatore.
Ad esempio l’acqua è un simbolo universale. Ma all’interno di quell’unica trama narrativa l’acqua può zampillare da una fontana o essere l’acqua di un mare turbolento e minaccioso. Il significato che può assumere questo, che pur è un simbolo universale, è solo nostro, appartiene solo alla nostra storia.
Altri simboli invece sono accidentali. Molti di noi fanno sogni ricorrenti. Il materiale di quel sogno nel tempo è probabilmente diventato simbolo per noi di qualche cosa. Ancora una volta il sogno non può essere condiviso da nessun altro.
Se ad esempio ho avuto una esperienza triste in una città, se la sogno sta per lo stato d’animo che una volta ho provato in essa.
Ogni elemento del sogno, ogni persona, oggetto, animale, sentimento è una nostra proiezione “noi abbiamo alienato certe parti di noi e le abbiamo messe nel mondo, fuori di noi, piuttosto che averle disponibili come nostro potenziale”. Gli elementi alienati nel sogno si ripropongono, si reintegrano e vengono quindi riacquisiti dalla personalità in tutto il loro potenziale. Il sogno è proposta allora anche perché l’Io si arricchisce di funzioni prima alienate e dà loro libera espressione. L’energia legata può liberarsi e produrre nuove soluzioni che nella veglia possono essere sperimentate.
Il sogno terrifico in quest’ottica può essere interpretato come il risultato di un’elaborazione magica dei nostri vissuti di impotenza di fronte ad esperienze alle quali non sappiamo reagire o rispondere. Come ci insegna Freud può trattarsi della soddisfazione allucinatoria di desideri irrazionali.
In sogno deformiamo i nostri desideri-bisogni che riteniamo inaccettabili nella vita reale. Questi bisogni che sono stati rimossi dal pensiero cosciente, riappaiono in sogno e cercano soddisfazione. Il contenuto del sogno può consistere dunque anche di faccende rimaste in sospeso fin dal tempo della nostra infanzia. Il sogno svolge allora anche una funzione di riparazione rispetto a ferite emotive o esperienze dolorose.
Pensare al sogno in questi termini significa cogliere l’aspetto essenziale del sogno e ci dà la possibilità anche di capire a che cosa il sogno serve per l’individuo che l’ha prodotto.
L’interpretazione dei sogni
Quando un paziente porta un sogno in analisi quello che si fa con il materiale del sogno è di permettere al sognatore di riappropriarsi del suo sogno, delle parti di sé che qui agiscono, tenendo conto del fatto che il sogno raccontato non è il sogno reale.
Il sognatore, raccontandolo, lo ha trasformato.
Noi partiamo da quest’oggetto e cerchiamo di riportarlo all’interno dell’esperienza della persona chiedendole di riportare in vita il sogno, di interpretare le parti contenute nel sogno, di risperimentarle.
Questo generalmente ha come conseguenza un miglioramento negli atteggiamenti.
Succede a volte che inseguito all’elaborazione di un sogno qualcuno guarisca dal una malattia, intraprenda un viaggio, sospenda un’attività. Il contenuto del sogno viene cioè ad essere proiettato verso l’esterno nel mondo della veglia ed integrato nei nostri schemi di comportamento.
Se il sogno viene concepito secondo questa ricchezza capiamo quale importanza assume per ciascuno di noi mettersi in ascolto dei propri sogni e ricercarne il significato.
Il problema dell’interpretazione è complesso a cominciare dal fatto che il sogno è un’esperienza e come tale può essere solo vissuta. Ciò che è comunicabile è solo il racconto o ricordo dell’esperienza del sogno. Ogni lavoro sul sogno sarà allora sempre compiuto a partire dal testo e non dal sogno vero e proprio.
Gli sforzi per decodificare i sogni hanno accompagnato, come abbiamo detto, da sempre la storia dell’uomo. Al di là dei diversi orientamenti quello che oggi è chiaro è che il sogno sicuramente non è privo di significato, ma anzi carico di elementi tipici della soggettività del sognatore.
Ma allora perché è così difficile capire i propri sogni?
Il sogno può essere considerato come il prodotto di un’attività cognitiva che, dato il particolare stato di coscienza durante il sonno, non si serve di un codice verbale ma utilizza un mezzo espressivo per immagini. Queste immagini possono essere tratte dal nostro passato, da situazioni del nostro presente, ma anche completamente nuove. Praticamente quello che accade è che rappresentiamo i nostri pensieri, le nostre emozioni, mettendo tutto ciò in scena come in un film. Questa modalità espressiva si dice di tipo metaforico. Una metafora non affronta direttamente il significato che vuole esprimere ma lo fa ricorrendo a delle immagini.
La difficoltà nel comprendere i sogni sta allora nella scarsa famigliarità che abbiamo nel comprendere il linguaggio metaforico e non tanto nella struttura criptica del materiale onirico.
Come dire che il sogno di per sé non nasconde nessun significato, quello che vuole dire è già contenuto nella sua trama. Dire che il sogno ha un contenuto latente è una proiezione della nostra difettosa capacità di comprenderlo.
Possono essere diversi i livelli di interpretazione del sogno.
Il sogno può essere visto come un messaggio simbolico soggettivo, come una comunicazione sincera e aperta di sé a se stesso usando la ricchezza espressiva del simbolo. Il simbolo nel sogno è poliedrico, non riducibile ad un significato generico uguale per tutti. Ha un significato nel contesto del sogno stesso e della vita del sognatore. Il linguaggio sessuale ad esempio non può essere interpretato in senso letterale in tutte le circostanze. E’ riduttivo pensare di interpretare un simbolo sessuale in sogno in una rappresentazione fissa e predeterminata.
Ma il sogno può essere letto anche nel suo significato oggettivo reale che significa che gli elementi del sogno possono essere riferiti a situazioni, persone, cose della vita reale.
Oppure causale che vuol dire che gli oggetti del sogno si riferiscono a esperienze della vita passata, dell’infanzia della persona.
Un cane rabbioso ad esempio può essere espressione di una parte di noi introiettata e aggressiva, cosi’ come può essere il nostro cane reale che è aggressivo oppure il genitore dell’infanzia che mi spaventava e io lo vivevo con rabbia. Possono avere senso tutti e tre i significati, il sogno può volere affrontare tutte e tre le situazioni contemporaneamente. Tutte e tre le interpretazioni possono essere una ricca fonte di informazione e guida per la persona che sogna. Dipende da che cosa in quel momento particolare della nostra andiamo cercando.
La lettura del sogno come simbolo soggettivo può stimolare integrazione e responsabilità. La spiegazione oggettivo causale soddisfa la curiosità ma anche deresponsabilizza se vogliamo la persona dal prendere una parte attiva e assertiva di fronte alla vita. Quella oggettivo reale può gettare luce su importanti fatti della vita attuale.
Passato presente futuro, esperienze vicine e lontane nel sogno vengono riproposte e rivissute. Ecco perché la psicologia soppesa il lavoro coi sogni. Perché i sogni possono essere molto importanti sotto il profilo terapeutico. Con il sogno la persona ci dice cosa c’è nelle proprie previsioni, che cosa intende tradurre in atto. Il sogno può essere visto come una prova generale a volte di un piano d’azione, come l’espressione intenzionale del Sé che orienta la persona verso il futuro.
Con il sogno la persona si informa sulle condizioni attuali di vita e sulle sue cause, esamina la situazione evolutiva e storica, si mette in prospettiva, mette alla prova possibili soluzioni di condizioni problematiche e attua processi di ulteriore sviluppo.
“Il sogno è il linguaggio più sincero di cui la persona dispone per cogliersi nella propria realtà esistenziale. Attraverso i sogni conosce il proprio passato, si racconta il proprio presente senza sotterfugi, e con impareggiabile saggezza di guida verso il proprio futuro”.
Il lavoro col sogno non è un’arte divinatoria che dà soluzioni precostituite ai conflitti e ai problemi della vita quotidiana. Il lavoro coi sogni è uno strumento conoscitivo grazie alle informazioni storiche e evolutive contenute nel sogno, è la via regia al conscio e alla responsabilità nelle scelte delle vita conscia. Buon sonno a tutti!
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IL NOSTRO PROGRAMMA novembre - dicembre |
ASSOCIAZIONE CAPIRE
Riprende le sue attività
§ Lunedì 8 novembre ore 20,30
“Conoscersi con il Voice Dialogue”
Silvia Pelle
§ Lunedì 15 novembre ore 20,30
"Non fumando, ho scoperto che…
Smettere di fumare come scelta consapevole"
Silvia Di Leo
§ Giovedì 2 dicembre ore 20,30
“… Api e fiori, cicogne e cavoli…. come parlare di sessualità ai nostri figli”
Mariafrancesca Cavallino
§ Lunedì 13 dicembre ore 20,30
“Amore e tradimento: che fare?”
Roberto Solari
Le serate si svolgeranno presso la nostra sede di Via Genova 104.
Per informazioni e iscrizioni 338.6010823
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Associazione senza fini di lucro che ti offre uno spazio
culturale di riflessione e di ricerca.
Via
Genova 104
Albenga
Tel. 338/6010823
Programmi
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Capire
è un’Associazione senza fini di lucro pensata e
gestita da donne che operano in diversi ambiti
professionali e che si sono ritrovate insieme allo scopo
di dare vita a una realtà finalizzata a contribuire e
sostenere attivamente il benessere globale della
persona.
Le attività dell’Associazione sono pertanto mirate:
·
a prevenire, riconoscere ed affrontare situazioni
di difficoltà nelle varie fasi del ciclo di vita
dell’individuo, della coppia e della famiglia
offrendo consulenze e sostegno psicologico ed
informativo a singoli e a gruppi
·
a
promuovere la realizzazione di percorsi di conoscenza e
di crescita personale, attraverso l’organizzazione di
incontri aperti alla popolazione
Lo
staff comprende diverse figure professionali (psicologi
e psicoterapeuti, un avvocato, una musicoterapeuta)
provenienti da diverse realtà lavorative e con
differenti percorsi di formazione.
Proprio
l’eterogeneità dei professionisti che vi operano
costituisce la peculiarità della realtà
associativa, che pensa all’individuo come essere
fisico, emotivo, mentale e spirituale.
Le
nostre Attività: (vai
al Dettaglio)
·
SERATE A TEMA:
a cadenza periodica vengono affrontati, da diverse
figure professionali, temi di vario interesse e
pertinenti l’ambito dell’educazione, della famiglia,
della cura per il benessere dei singoli e per lo
sviluppo del potenziale umano.
·
SEMINARI CONTINUATIVI:
condotti da personale specializzato, rivolti a chi
desidera approfondire contenuti specifici ed apprendere
strategie nuove per affrontare problemi legati al
quotidiano, per accrescere il senso di competenza e di
autoefficacia all’interno della propria realtà
lavorativa, familiare e sociale.
·
PROGETTI PERMANENTI:
in una dimensione di piccolo gruppo e sotto la
supervisione di un esperto, soggetti accomunati da uno
specifico interesse o portatori di un identico problema
si riuniscono per confrontarsi reciprocamente,
condividere ed approfondire le proprie idee, emozioni o
per superare il comune problema di vita e produrre i
desiderati cambiamenti personali o sociali
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Lo
Staff
Mariafrancesca CAVALLINO
Psicologa,
psicoterapeuta cognitiva
Irene D’ARCANGELO
Musicoterapeuta
Silvia
DI LEO
Psicologa,
psicoterapeuta della famiglia
Monica
GIULIANI
Psicologa
clinica, psicodiagnosta
Mara VERGA
Maestro
del Lavoro. Responsabile Dipartimento Promozione ANT
(Associazione Nazionale Tumori) Liguria
Lo
staff si avvale, inoltre, della presenza di un
Consulente Legale.
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