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Aspetto curioso del parco marino è quello del cibo: nessuno potrebbe immaginare che gli animali dell'Acquario consumano cinquemila razioni al giorno per un totale di otto tonnellate di prodotti alimentari all'anno, preparati con un'attenzione minuziosa nelle enormi cucine dell'Acquario.
Di queste otto tonnellate fanno parte cozze sgusciate, totani, gamberi, naselli, aringhe, zucchine, spinaci e carote; tutti questi alimenti sono opportunamente surgelati per impedire il diffondersi di parassiti e batteri.
In più va aggiunta una tonnellata di insalata, 50 chili di zucchine fresche, 3 chili di patate, 26 mele cibo secco a fiocchi, 180 mila grilli, 18 chili di larve di tenerbionidi e di rotiferi e 66 chili di cisti di Artemiasalina.
Nutrire ogni giorno più di 5.000 animali risulta, quindi, essere un'impresa davvero titanica, tenendo conto del fatto che ogni creatura ha le sue esigenze, la sua ferrea dieta.
Ogni settimana si volatilizzano 175 chili tra crostacei, pesci surgelati, vagoni di verdure (spinaci, insalate e carote), plancton animale e vegetale.
Le cucine, situate al primo livello sottomarino, a tre metri di profondità, sono in realtà due: una per i mammiferi marini e pinguini, l'altra per pesci, invertebrati e rettili.
Impresa impegnativa è quella di far accettare alla fauna dell'Acquario un'alimentazione di nuovo tipo dalla mano dell'uomo: gli animali vengono abituati a mangiare quello che le cucine sono in gradi di offrire.
Nelle prime settimane di cattività gli ospiti vengono invogliati a mangiare con prede vive, per il fatto che non è naturale per gli abitanti del mare nutrirsi di animali morti e accettare il cibo dalle mani dell'uomo. 
Come la dieta delle singole specie richiede molta attenzione e precisione, così anche il modo di servire le vivande richiede il rispetto di un rigido manuale di regole e lentamente gli animali si abituano a questa nuova alimentazione.

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