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Recensione

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LE RECENSIONI - SCHEDA COMPLETA
Pin pin sugar

Titolo: Latex duellos
Categoria: OLD
Sito ufficiale: http://www.pinpinsugar.it/
Etichetta: Megaplomb / Bar la muerte
GIUDIZIO:
Ancora una volta la Megaplomb Records e Bar La Muerte cercano di sorprendere, producendo il bizzarro mondo asincrono dei Pin Pin Sugar. Un’avventura musicale che trova la luce senza doversi piegare a scomodi compromessi commerciali; un viaggio a stile libero tra free-jazz, rumorismo ed elettronica.

Un disco che salta, una scala di suoni che si trasforma in una miscellanea sonica, un suono arabeggiante, un’infinita ricerca di appropriate armonie, corde violentate che in un crescendo teatrale non trovano risoluzione. Inizia così il debut album dei Pin Pin Sugar, in modo frammentato e disorientante, tramite il quale si può immediatamente comprendere come la band ricerchi una realtà fittizia, tanto inconsueta quanto coraggiosa: 36 tracks per 36 minuti, neppure i Napalm Death di From enslavement to obliteration avevano osato tanto. Latex duellos, nonostante i suoi ritmi dispari, ha in se una struttura ben precisa che vive e si sviluppa intorno ai 9 leit motiv che fungono da riferimento e offrono in maniera inusuale una suddivisione interna. Ad esempio l’introduttiva Schnauzkrampf è elaborata in sei distinte parti, che risultano piuttosto difficili da percepire come separate. Il brano iniziale è senza dubbio un ottimo esempio di tecnica e fantasia musicale, in cui l’impronta degli OvO sembra emergere senza troppi dubbi di sorta; di buona fattura appare anche Istamina, in cui le memorie balcaniche introducono la voce di Nicola Ratti e i fiati di Jacopo Andreini, che con le sue esperte incursioni coadiuva la band nel suo difficile debutto. Il gruppo di tracce che va dalla decima alla quattrodicesima delineano un meltin’ pot acustico di jazz core, funky e metal, riuscendo così a elevare Istamina, rendendola il miglior brano dell’album. Se poi in Bei il suono tagliente e metallico della chitarra di Nicola si mescola con il metodico e inquietante suono della batteria di Franz Scardamaglia, in Fishpool la voce criptica e non-sense di Ratti è supportata dal bravo Chet Martino, bassista di qualità, che in più di una occasione si rende vero protagonista.
La realtà che sembra trapelare dalle sonorità del gruppo si avvicina molto a quel mondo futurista che Bradbury descrive nei suoi libri, quel domani incerto e confuso che viene ritratto visivamente con l’appropriato workart di copertina in cui due cyborg, figli della nostra era, duellano a singolar tenzone. La conclusione è affidata a con Elisir, più armonica nella sua prima parte ed imprevedibile nell’ultima, in cui il trio math-jazzcore propone quasi due tracce vuote, funzionali al gran finale rumorista che porta alla mente gli Einsturzenden Neubauten.
Se Latex Duellos vi apparirà come un disco disordinato, inconcludente e difficile, potrete allora tornare ai vostri Las ketchup, Aguilera e Oasis, sapendo però di aver perso qualcosa di qualitativamente diverso.

Loris Gualdi

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