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Recensione


A proposito di Schmidt

Regia Alexander Payne
Genere Drammatico
Durata 124'
Protagonisti Jack Nicholson, Kathy Bates, Hope Davies
Giudizio

Un pensionato qualsiasi, imbolsito dall’età e con un vistoso riporto. Questo è Warren Schmidt, protagonista dell’ultimo film del giovane regista americano Alexander Payne. Ritrovare nei panni di Schmidt un invecchiato Jack Nicholson fa decisamente effetto allo spettatore abituato a vedere il protagonista di Shining nel pieno delle sue forze e del suo fascino. Il luciferino Jack, ormai sessantaseienne, al contrario di tanti altri suoi colleghi, non solo ha accettato di mettere impietosamente a nudo i segni dell’invecchiamento ma se ne è servito per dare vita ad una delle sue interpretazioni più alte e riusciti degli ultimi anni, per molti destinata a consegnargli il quarto Oscar. Parte della riuscita dell’interpretazione di Nicholson è da attribuire anche alla regia di Payne, che dimostra di sapersi servire al meglio di un attore dotatissimo ma sempre a rischio di eccessiva istrionieria. Qui il grande Jack è invece strepitosamente controllato, capace di comunicare allo spettatore la sua interiorità anche solo suggerendo un movimento facciale. Nicholson riesce ad alternare riso e pianto con la maestria che gli è conosciuta, in una storia che gioca proprio su due registri, quello del grottesco e quello del patetico. A proposito di Schmidt ci racconta infatti la storia del protagonista, a partire dal giorno della pensione dalla compagnia assicurativa per cui ha lavorato per decenni. Schmidt non ha però il tempo per godersi i frutti di una vita di lavoro che si trova a fare i conti con la morte della moglie (e tutte le sere l’uomo si domandava “Chi è questa vecchia che dorme accanto a me?”). Decide allora di partire con lo smisurato camper che la donna gli aveva regalato alla volta di Denver, dove la figlia deve sposarsi con un ridicolo rivenditore di materassi ad acqua. Schmidt vorrebbe convincere la ragazza a recedere dai propositi di nozze ma ancora una volta il gesto che potrebbe rilanciare una vita mediocre andrà frustrato. Lo stile di Payne ricorda un po’ quello di un altro giovane regista di discreto talento, il Wes Anderson de I Tenenbaum, sia nella personalità visiva, decisamente inferiore a quella narrativa, che nel tentativo di descrivere la mediocrità del sogno americano con un’ironia graffiante ma anche affettuosa. E A proposito di Schmidt è decisamente più riuscito sul fronte grottesco che non quello melodrammatico. I patetismi sono freddi e manierati, poco coinvolgenti come il pianto finale del protagonista di fronte al disegno speditogli da Ndugu, il piccolo tanzaniano che Schmidt ha adottato a distanza. Il film funziona invece, e non poco, quando lo sguardo di Nicholson osserva impassibilmente le assurdità della provincia americana, tutta racchiusa nella famiglia post-freakettona del futuro cognato, un incredibile deficiente dalla pettinatura e dai gilet improbabili. Emblematica è poi la figura della madre di lui, interpretata da una Kathy Bates in stato di grazia: il suo corpo nudo, flaccido e monumentale, rifiutato dal protagonista, è un’esemplare metafora del fallimento di una certa american way of life datata anni Sessanta.


Luca Palmieri

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