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LE RECENSIONI - SCHEDA COMPLETA
Titolo: Guido Rossa, mio padre
Autore: Giovanni Fasanella, Sabina Rossa
Genere: Saggistica
Editore: BUR
Prezzo: 88; p.199

E' l'alba del 24 gennaio del 1979. Le Brigate rosse uccidono il sindacalista Guido Rossa, che aveva provato a rompere il clima di omertà che regnava nelle fabbriche intorno ai terroristi. Quasi trent'anni dopo la figlia prova a capire che cosa quel giorno è veramente successo e lo racconta in questo libro. Chi era suo padre? Nessuno aveva mai chiarito il segreto di quell'omicidio: compagni di partito, operai, magistrati, carabinieri. Ed ex brigatisti: anche coloro che parteciparono all'azione armata.

Uno degli episodi più controversi ed importanti degli “anni di piombo” giudicato e rivisto senza occhi lucidi ma con una stupefacente analiticità accademica da una persona che la morte di Guido Rossa, operaio e sindacalista dell'Italsider, la visse sulla propria pelle ovvero la figlia Sabina, oggi senatrice dell'Ulivo e sedicenne all'epoca dell'omicidio. Attraverso una complessa ricerca dei componenti che la magistratura dell’epoca individuò quali esecutori materiali dell'agguato ovvero Riccardo Dura, misterioso e glaciale killer della colonna genovese delle BR, che la mattina del 24 gennaio 1979 uccise inspiegabilmente Guido Rossa e che venne successivamente crivellato di proiettili nel mai chiarito blitz di via Fracchia, Vincenzo Guagliardo che secondo gli ordini della "direzione" doveva solo ferire il militante piemontese e Lorenzo Carpi, il palo, pronto alla fuga in un furgone e, da allora, imprendibile latitante. Dalle interviste condotte dalla neosenatrice e dal giornaliste Giovanni Fasanella emerge una trafila di pavidità nelle testimonianze unite a misteriose connivenze di organi di stato rimasti in penombra oltre alla presenza di un “quarto uomo” facente parte l’azione e mai comparso negli atti, forse individuato nel pentito Gianluigi Cristiani deceduto anni fa giustiziato dalla tossicodipendenza. Oltre a vivisezionare con piglio i diversi passaggi che portarono all’organizzazione e compimento dell’assassinio viene dipinta la figura di un Guido Rossa inedito, padre presente ed amoroso, alpinista semiprofessionista oltrechè militante comunista pugnace e tignoso la cui figura fu nel corso degli anni idealizzata individuando nella sua codarda uccisione l’inizio del declino del movimento terroristico che dilaniò il nostro paese per oltre un decennio. Sabina Rossa non cerca in queste pagine la forza di un perdono che non potrà mai concedere né tanto meno l’appoggio probatorio per ottenere una ormai irraggiungibile giustizia, ma tenta riuscendo con un rigore fin troppo zelante ad informare la storia coprendo lacune e scoprendo colpevoli che il buio di quegli anni ha sin troppo a lungo nascosto.

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